1976-2016 la Parete d’Osogna fa ancora sognare

Ben visibile dal fondovalle della Riviera, la grande Parete di Osogna (o dei Trenta Sassi) ha conosciuto uno sviluppo impressionante negli ultimi 10 anni, dall’abbandono ad una popolarità che va ben oltre i confini cantonali. Per assaporare la bellezza del luogo consiglio a tutti di visitare la base della parete superiore, con il suo bivacco e il bel panorama sulla Riviera.

La conquista (1976-1979)
Vengono aperte di seguito Via Angela, Via Gabriele e Ultimo Sogno, tutte ad opera di Genesio Petazzi e compagni. Queste vie, che hanno fatto la storia dell’arrampicata ticinese, meriterebbero un articolo tutto per loro per audacia, ingegno e tecniche utilizzare. Tutte le salite vengono aperte in arrampicata artificiale tradizionale (chiodi a fessura, cunei di legno, ganci e nut), limitando l’uso di chiodi ad espansione alle soste (!) e dimostrano l’altissimo livello raggiunto anche dai ticinesi (difficoltà VI+ e A3).

Un laboratorio dell’arrampicata (1995-2008)
1995 Nicola Balestra e Danilo Petrini aprono “Sognando la Filippa” una via in arrampicata libera sul margine inferiore destro della parete. Una salita eccezionale per la lunghezza (17 tiri) e la chiodatura distanziata, a tutt’oggi raramente ripetuta. 10 anni più tardi lo stesso Balestra con Glauco Cugini tornano sulla  parete e aprono “Tempi duri per i climbers”, via
interrotta dopo soli 6 tiri, dove la linea sfuma in un mare di roccia liscia inscalabile.
2004 Dopo anni di abbandono i climber rispuntano nella parete superiore dove viene aperta un’ulteriore via in arrampicata artificiale moderna “Oh- Sonja” ad opera di Urs Waldispühl (autore con Lars Hofer di Himmelsfinger sul Poncione d’Alnasca) e Sandy Truong. La via segue una linea indipendente a sinistra di via Gabriele e supera con alcuni pendoli e l’uso dei bathook (gancetti per la progressione artificiale) la liscia placca intermedia.
2007 Anche il margine sinistro della parete dei Trenta Sassi viene esplorato, da Fabrizio Fratagnoli e Marco Bassi. Grazie al loro occhio allenato da anni di apertura, i due riescono a collegare in modo logico le sezioni di roccia più interessanti dell’intera parete e raggiungono la cima dopo 36 tiri, un nuovo record di lunghezza.
2007-2008 Renzo Lodi e Massimo Bognuda chiodano a spit inox la prima parte di Ultimo Sogno, fermandosi alla base del grande tetto fessurato, poco dopo Luca Auguadri e compagni riportano la via allo stato originale: si apre qui un dibattito animato ma tutto sommato costruttivo sull’uso ponderato dei chiodi ad espansione.

Prima rivisita in chiave moderna (2009-2010)
Le vie storiche vengono rivisitate in chiave moderna da Luca Auguadri e salite in buona parte in arrampicata libera. Via Gabriele viene liberata completamente fino al decimo tiro (difficoltà fino al 7c) e tutte le soste risanate con solidi chiodi ad espansione. Ultimo Sogno viene liberata solo parzialmente. Le vie sono state ripetute senza aggiungere chiodi ma utilizzando i friend, materiale che facilita enormemente l’assicurazione in fessura e la velocità nel piazzare protezioni affidabili, attrezzi ancora sconosciuti ai primi salitori.

L’esplorazione sistematica in chiave sportiva (2010-2013)
Nello spazio di soli quattro anni nascono nella parete centrale, quella più ripida e severa, sei nuove vie tutte in arrampicata libera, da sinistra a destra: Happy Monkey, Free Sonja (variante di “Oh-Sonja”), Geiss Surprise, Climbtheline (che aggira il tetto di “Ultimo Sogno”), Giglio di Fuoco tutte ad opera di Simon Riediker, Mirko Stalder e Simon Oswald. Più a destra nasce Brothers in Arms di David Bacci, Davide Mazzuchelli e Luca Auguadri. Le vie, tutte eccezionali seguono linee entusiasmanti, mai banali e con limitato uso di chiodi ad espansione.

L’ultimo tassello viene composto…(2016)
Quando le cose sembrano ormai concluse, nel cuore della parete d’Osogna, la fessura tetto della “cappella” di destra, dove corre la via Ultimo Sogno, viene salita finalmente in arrampicata libera da Silvan Schüpbach (difficoltà di 8a+). Un impresa che chiude in un certo senso il percorso di esplorazione e conquista cominciato 40 anni prima.

E adesso?
Una salita in libera di Sognando la Filippa resta forse il progetto più interessante e logico della parete. Dopo la frana del 2004 la via sembrava essere compromessa, nel 2014 l’autore dell’articolo e Mattia Soldati, dopo una ripetizione integrale della via in due giorni, hanno attrezzato delle varianti scalabili al terzo, quarto e sull’undicesimo tiro. Il progetto è aperto a tutti. Per gli amanti della velocità da segnalare che manca ancora una salita in giornata (e in libera) della via Apriti Cielo.

Fonti:
– Giuseppe Brenna, Guida delle Alpi Ticinesi, Volume 3, edizioni CAS Glauco – Cugini, Guida di Arrampicata Ticino e Moesano, edizioni CAS. 
– Si ringrazia Marco Bassi, Davide Mazzuchelli, David Bacci, Silvan Schüpbach, Simon Spöri, Tommaso Lamantia, Matteo della Bordella, Renzo Lodi, per la collaborazione e le immagini.

Articolo apparso sul numero 2/2017 dell’Alpinista Ticinese http://www.fat-ti.ch/

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