A picco sul Ceresio

Raggiungere la base della parete in barca o calandosi dall’alto, cimentarsi nel deep water soloing su solido calcare: emozioni inedite a pochi passi da casa.

L‘afa estiva mi ha fornito lo spunto per dedicare un articolo alle rocce a picco sul Ceresio, in territorio di Campione d‘Italia. Una storia (per quel che mi riguarda) che nasce nell‘estate del 2009 quando con alcuni amici momò raggiungiamo le rocce su di un canotto gonfiabile e cominciamo a provare diversi percorsi sui primi dieci metri di parete. Questo tipo di arrampicata, noto come deep water soloing (dws) o psicobloc, non è una nostra invenzione. È una disciplina che si è fatta breccia nell‘ormai vasto panorama arrampicatorio già dagli anni Novanta. In sostanza si scalano le rocce a picco sull‘acqua, senza alcuna assicurazione, in costume da bagno e scarpette d‘arrampicata, tuffandosi in acqua in caso di caduta. Mete privilegiate di questa disciplina sono le isole mediterrane (Mallorca in primis), il Vietnam e la Thailandia. Il livello tecnico è di tutto rispetto, considerate tutte le complicazioni nel provare un passaggio d‘arrampicata a quindici metri da terra senza corda. Per farsi un‘idea, consiglio di guardare il video di Chris Sharma su «Es Pontas» (Dosage 6, Big Up Production o cercando su youtube). Tornando alla nostra più modesta attività, la roccia della parete è un calcare solido e verticale, con passaggi di difficoltà variabile tra il 5c e il 7b. Ci si tuffa da circa 8-12m d‘altezza. Attenzione, perchè, rispetto al mare, lo specchio d‘acqua del lago, essendo meno «rotto» dalle onde, può risultare piuttosto duro. È quindi consigliato mantenere un certo controllo nell‘arrampicata e tuffarsi gradualmente da altezze importanti. Un altro capitolo si è aggiunto nell‘inverno del 2010, quando calandomi dall‘alto, ho attrezzato una via di tre tiri fino in cima alla parete in un ambiente particolare per le nostre latitudini. L‘arrampicata richiede buona forza nelle dita e precisione di piedi ed è paragonabile al vicino settore Sottacqua della Falesia di Campione. L‘accesso alla via avviene calandosi dall‘alto oppure con una barca direttamente da Lugano.

Deep Water Solo – Si consiglia, oltre a pedule e costume da bagno, un asciugamano e un sacchetto di magnesite da fissare all‘alberello (fico) al margine destro o sinistro della parete. L‘acqua è sempre sufficientemente profonda, non sottovalutare l‘urto con lo specchio d‘acqua e la presenza di legname nel lago. La linea più classica segue la via Prigionieri nel Paradiso fino al grosso buco all‘altezza del 5°spit (difficoltà ca. 6b/c).

Arrampicata sportiva – Prigionieri nel Paradiso 7b (6c obbl.), L.. Auguadri febbraio 2010 (dall’alto). Materiale: 15 rinvii, corda 1x80m o 2x50m. Attenzione: si richiede di padroneggiare il grado obbligatorio, o preventivare un rientro a nuoto. – Nuove vie di arrampicata sul lato sinistro della parete (apritori
sconosciuti, 2015?). Si tratta di due vie a sinstra della parete principale, la prima di 2 tiri di corda (5b,6?) su roccia mediocre (parte da un balconcino metallico) è sconsigliata perchè oggettivamente pericolosa (il secondo di cordata è sotto tiro diretto dei sassi). La seconda, all‘estrema sinistra, è ben chiodata e di difficoltà moderata (5?).

Accesso: da Pugerna (raggiungibile in 15‘ dal parcheggio della falesia di Campione) si scende nella valletta in direzione di Lugano. Superato un rudere nel bosco si prosegue per altri 50 m. e si individua un sentierino che taglia il pendio sulla sinistra (ometto) e conduce direttamente alla cima della parete (l’ultima sosta della via è ben visibile sul crinale roccioso). 15’ dalla da Pugerna, 30’ da Campione). In alternativa, con una barca/gommone, in pochi minuti dal porto di Campione d‘Italia.

Articolo apparso sull’Alpinista Ticinese, 3/2017 http://www.fat-ti.ch/

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